201706.20
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Decreto 81, la relazione dell’Avv. D’Angelo

in Blog

Riportiamo appresso, come promesso, la lezione di diritto del lavoro tenuta dall’Avv. D’Angelo il 16 Giugno presso l’Ispettorato Regionale del Corpo Forestale. Il corso è stato organizzato dal CUG (Comitato Unico di Garanzia) della Regione Siciliana presieduto dalla Dott.ssa Maria Rita Comparetti, dirigente regionale in servizio presso il Comando del Corpo Forestale. D’Angelo – legale impegnato in diverse battaglie dei dipendenti pubblici regionali – ha spiegato l’evoluzione normativa della prevenzione dei sinistri nei luoghi di lavoro, soffermandosi sulla 626 e sul D.Lgs. 81/2008.

La figura del legale è stata designata dall’unico sindacato che ha partecipato alla formazione dei dipendenti pubblici, l’UGL. Ad accompagnare D’Angelo, il commissario UGL, Franco Fasola.

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Osservatorio degli RSPP della Regione Siciliana

Progetto SPRESAL –  16.06.2017 – a cura di Avv. Salvatore D’Angelo

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Filosofia del Decreto 81

Il Decreto legislativo 81 del 2008, noto come Dlgs 81/08, ovvero  “Decreto 81” è il Testo unico sulla sicurezza”.

Il D.lgs nasce da una Legge Delega che così recita: Obiettivi della legge delega: riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, in conformità all’articolo 117 della Costituzione e agli statuti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, e alle relative norme di attuazione, e garantendo l’uniformità della tutela dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati”.

Il Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81, ha sostituito il D.Lgs. 626/94, rappresentando un riferimento normativo in Italia sulla sicurezza in ambito lavorativo. Si tratta di una mera raccolta di articoli nella quale il legislatore indica ad aziende, datori di lavoro e lavoratori quanto è essenziale e obbligatorio fare in riferimento alla prevenzione, alla tutela della salute fisica e mentale, in ogni ambiente di lavoro. Alla valutazione dei rischi e alla sorveglianza sanitaria, al primo soccorso e all’antincendio. Si riferisce come citato a datori di lavoro e lavoratori, e di riflesso a tutte le figure professionali che debbono popolare i luoghi di lavoro e sulle cui particolari mansioni e responsabilità vengono suddivisi gli accorgimenti abitudinari, le prassi utili per la sicurezza. RSPP, RLS, preposto, addetto al primo soccorso, addetto antincendio e infine medico competente. Soggetti per i quali il Testo prevede un’adeguata formazione e un relativo e periodico aggiornamento.

Il campo di applicazione del decreto è molto vasto, poiché comprende qualsiasi impresa, tutti i lavoratori (inclusi quelli aventi contratti a progetto) e ogni tipologia di rischio. Il Testo Unico presenta una suddivisione in 13 titoli: Disposizioni generali (Titolo I), Luoghi di lavoro (Titolo II), Uso delle attrezzature di lavoro e dei DPI (Titolo III), Cantieri temporanei o mobili (Titolo IV), Segnaletica di sicurezza (Titolo V), Movimentazione manuale dei carichi (Titolo VI), Videoterminali (Titolo VII), Agenti fisici (Titolo VIII), Sostanze pericolose (Titolo IX), Agenti biologici (Titolo X), Atmosfere esplosive (Titolo XI), Disposizioni penali (Titolo XII) e Disposizioni finali (Titolo XIII).

Il Decreto legislativo 81/08 è stato introdotto a seguito di una esigenza di una nuova normativa che divenisse rifermento unico per il mondo del lavoro, che unificasse e concentrasse su un solo punto adempimenti, obblighi, e conseguenti discussioni, aggiornamenti e dibattiti. Un elemento innovativo introdotto dal Testo Unico sulla sicurezza rispetto ai precedenti decreti, è rappresentato dall’obbligo, da parte del datore di lavoro, di valutare tra i rischi anche quelli connessi allo stress lavoro-correlato, riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, relativi alle differenze di genere, d’età e di provenienza da altri Paesi, inerenti alla specifica tipologia contrattuale, nonché i rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili.

Il Testo unico ha integrato nel suo corpo normativole modifiche apportate nel 2009 dal “Decreto Legislativo 3 agosto 2009, n. 106”,  concernenti i datori di lavoro, il documento valutazione rischi, il rischio interferenza in cantiere, la sorveglianza sanitaria.

Evoluzione legislativa della salute e sicurezza sul lavoro

Il Codice Civile del 1865, trattava la responsabilità basata sulla colpa.

Con  la L. 80/1898, che introdusse l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro INAIL, si è fatto strada il concetto della responsabilità oggettiva del datore di lavoro limitata alla “riparazione del danno”, la quale comportava il “ristoro economico” per il lavoratore che subiva l’infortunio.

Con l’avvento della Costituzione del 1948, è in particolare con gli artt. 32 e 41, 2° comma, si è affermato che la salute è tutelata, da un lato, come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e, dall’altro, come limite all’esercizio dell’iniziativa economica privata. Il principio della tutela della salute non è soltanto garantito da fonti costituzionali, ma ha trovato e trova, ancor oggi, il suo riconoscimento nell’art. 2087 c.c. L’art. 2087 c.c., rubricato, non a caso, “tutela delle condizioni di lavoro”, costituisce la norma principale e chiave in materia di misure antinfortunistiche. Infatti, la dottrina e la giurisprudenza sono concordi nel rilevare che l’art. 2087 c.c. pone a carico dell’imprenditore-datore, ma anche di tutti coloro che esercitano l’impresa avvalendosi di prestatori d’opera dipendenti, l’obbligo di adottare, in tutti i posti, in tutte le fasi del lavoro, in ogni luogo e in ogni momento, le misure necessarie per tutelare l’incolumità e l’integrità fisica del lavoratore. Le misure previste dall’art. 2087 c.c. è che l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa possono essere indicate dalla legge oppure possono essere oggetto di previsione contrattuale (c.d. misure antinfortunistiche atipiche), posto che l’adozione di queste ultime rispondano all’esigenza di previsione del rischio specifico.

Nel nostro orientamento, inoltre, non solo vige un generalissimo principio che fa obbligo all’imprenditore di tutelare l’integrità fisica dei dipendenti-lavoratori ed adottare le misure necessarie, ma lo stesso imprenditore è responsabile anche della loro attuazione, dovendo e potendo esigere che il personale interessato usi i mezzi antinfortunistici posti a disposizione.

La genericità dell’obbligo di sicurezza disposto dall’art. 2087 c.c. ha evidenziato che il quadro normativo italiano, in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro, dovesse essere arricchito da nuove disposizioni più specifiche e tecniche.

STATUTO DEI LAVORATORI (300/1970)

Il quadro normativo in materia di sicurezza si completa successivamente negli anni ’70, con l’art. 9 dello Statuto dei lavoratori, il quale attribuisce alle rappresentanze dei lavoratori, senza necessità di alcun mandato da parte di quest’ultimi, la tutela della salute e dell’integrità fisica dei lavoratori, sia attraverso il controllo e la promozione delle necessarie iniziative contrattuali, sia attraverso la partecipazione al processo penale, avente ad oggetto la responsabilità penale dei titolari dell’impresa per inosservanza delle norme sulla sicurezza del lavoro. Con il passare di alcuni anni, le rappresentanze dei lavoratori previste dall’art. 9 St. sono state assorbite dalle RSA, disciplinate dall’art. 19

LA 626. Il D. Lgs. 626/1994

Dopo un lungo periodo di silenzio, il  legislatore  italiano ha emanato il D. Lgs. 19 settembre 1994 n. 626.. Con il decreto legislativo in esame, in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, vengono introdotti aspetti specifici e profili innovativi: la programmazione e la procedimentalizzazione dell’obbligo di sicurezza; la formazione, l’informazione e la consultazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti; l’introduzione di nuove norme concernenti la movimentazione manuale dei carichi, l’uso dei videoterminali, la protezione da agenti cancerogeni e da agenti biologici; l’aumento dei soggetti obbligati sia a tutelare la salute dei lavoratori e sia a garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro (ad es.: datore di lavoro, dirigenti, preposti, costruttori, installatori, venditori, ecc…) ed, infine, l’individuazione di nuove figure, aventi compiti e ruoli specifici, che sono: il medico competente; il Responsabile Del Servizio Di Prevenzione E Protezione (RSPP) e il Rappresentante Dei Lavoratori Per La Sicurezza (RLS) o il Rappresentante Dei Lavoratori Per La Sicurezza A Livello Territoriale (RLST).  Il D. Lgs. 626/1994, quindi, abbandona il modello, basato sull’imposizione che il datore di lavoro è l’unico soggetto, titolare di una serie di obblighi e di doveri, per accogliere quello incentrato sul concetto di “sicurezza partecipata”, in cui viene riconosciuto ai lavoratori, oltre il diritto ad essere informati sui mezzi per fronteggiare i rischi sul lavoro, anche quello di ricevere una adeguata formazione in materia di salute e sicurezza. Il nuovo modello si fonda sulla partecipazione dei lavoratori, considerati come “protagonisti attivi e responsabili, chiamati a cooperare con il management aziendale per la realizzazione degli obiettivi della prevenzione” . In questo modo, viene attribuito al lavoratore un nuovo ruolo e ciò traspare, anche, dall’art. 5 del D. Lgs. 626/1994, il quale stabilisce che ciascun lavoratore deve prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione ed alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro. In particolare i lavoratori: osservano le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale; utilizzano correttamente i macchinari, le apparecchiature,  gli utensili, le sostanze e i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto e le altre attrezzature di lavoro, nonchè i dispositivi di sicurezza; utilizzano in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione; segnalano immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dispositivi di sicurezza, nonchè le altre eventuali condizioni di pericolo di cui  vengono a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle loro competenze e possibilità, per eliminare o ridurre tali deficienze o pericoli, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza; non rimuovono o modificano senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo; non compiono di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori; si sottopongono ai controlli sanitari previsti nei loro confronti; contribuiscono, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento di tutti gli obblighi imposti dall’autorità competente o comunque necessari per tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori durante il lavoro.

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Rapporti legislativi Italia-Ue

Per realizzare gli obiettivi stabiliti nei trattati, l’UE adotta diversi tipi di atti legislativi. Alcuni sono vincolanti, altri no. Alcuni si applicano in tutti i paesi dell’UE, altri solo in alcuni di essi.

Regolamenti: Un regolamento è un atto legislativo vincolante. Deve essere applicato in tutti i suoi elementi nell’intera Unione europea. Ad esempio, quando l’Unione ha deciso che dovevano esservi garanzie comuni sui beni importati dall’esterno dell’UE, il Consiglio ha adottato un regolamento.

Direttive: Una direttiva è un atto legislativo che stabilisce un obiettivo che tutti i paesi dell’UE devono realizzare. Tuttavia, spetta ai singoli paesi definire attraverso disposizioni nazionali come tali obiettivi vadano raggiunti. Un esempio è quello della direttiva sui diritti dei consumatori dell’UE, che rafforza i diritti dei consumatori in tutta l’Unione, ad esempio eliminando spese e costi nascosti in Internet, ed estendendo il periodo entro il quale i consumatori possono recedere da un contratto d’acquisto.

Decisioni: Una decisione è vincolante per i suoi destinatari (ad esempio un paese dell’UE o una singola impresa) ed è direttamente applicabile. Ad esempio, la Commissione ha adottato una decisione sulla partecipazione dell’UE alle attività di varie organizzazioni impegnate nella lotta al terrorismo . La decisione si riferiva unicamente a tali organizzazioni.

Raccomandazioni: Una raccomandazione non è vincolante. Quando la Commissione ha raccomandato alle autorità giudiziarie dei paesi dell’UE di intensificare l’uso delle videoconferenze per aiutare i servizi giudiziari a lavorare meglio in un contesto transfrontaliero, ciò non ha prodotto conseguenze sul piano giuridico. Una raccomandazione consente alle istituzioni europee di rendere note le loro posizioni e di suggerire linee di azione senza imporre obblighi giuridici a carico dei destinatari.

Pareri: Un parere è uno strumento che permette alle istituzioni europee di esprimere la loro posizione senza imporre obblighi giuridici ai destinatari. Un parere non è vincolante. Può essere emesso dalle principali istituzioni dell’UE (Commissione, Consiglio, Parlamento), dal Comitato delle regioni e dal Comitato economico e sociale europeo. Durante il processo legislativo, i comitati emettono pareri che riflettono il loro specifico punto di vista, regionale o economico e sociale. Ad esempio, il Comitato delle regioni ha emesso un parere sul pacchetto di politiche per ripulire l’aria in Europa

Rapporti Legislativi integralmente estratte da: https://europa.eu/european-union/eu-law/legal-acts_it

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